Il Territorio

Al confine meridionale della provincia di Sassari, a 700 metri d’altezza, attraversato dalle acque del Rio Mannu e del Rio Altana, si erge Buddusò, piccolo paese immerso tra lunghe distese verdi pianeggianti e alture di romantica veduta, su tutte punta Sa Jone con i suoi 1003 metri di altezza. Il borgo, che conta meno di 4.000 abitanti, custodisce gelosamente i reperti di un’antica storia risalente all’epoca preistorica, ricca di testimonianze storiche e archeologiche. 
Una famosa leggenda narra che «una donna di Dure, antico villaggio nei pressi di Bitti, la quale per sua onestà fu da Dio invitata a fuggire dal proprio paese, sul quale incombeva la distruzione, ed a fermarsi e stabilirsi in quella località dove avesse udito cantare il suo gallo, oltrepassato Bitti proseguì verso settentrione e si fermò dove udì il suo gallo cantare in maniera prodigiosa: “Puddu so”. Qui pertanto sarebbe sorto il nuovo paese». 


 

L’origine del centro è sicuramente medioevale, ma fin dagli inizi del Novecento il suo centro storico ha mantenuto il tessuto urbano di allora. 
Il territorio confina con quello dei comuni di Alà dei Sardi, Bitti, Osidda, Pattada, Oschiri e Berchidda. Il paesaggio è caratterizzato da stupendi boschi contornati da imponenti rilievi granitici. Ciò che maggiormente contraddistingue questi rilievi sono le cavità formatesi durante le eruzioni vulcaniche ed in seguito a fenomeni di erosione comunemente chiamate “tafoni”, in sardo concheddas. Tra i blocchi di granito si aprono talvolta delle cavità tanto grandi che i nuragici le utilizzavano come sepolture.
Difatti è ancora oggi possibile godere della bellissima vista dei complessi ipogei: strutture sepolcrali risalenti al periodo neolitico. A oggi sono 64 le Domus de Janas visitabili; tra le più importanti la Necropoli di Ludurru sita a soli 200m dal centro abitato e quella di Janas di Borucca. 
Risalendo dal sottosuolo, Buddusò conserva le più antiche costruzioni della tradizione isolana. Sono ben 32 i nuraghi segnalati nella zona buddusoina. A 7 Km del paesello, si erge la preziosa e maestosa eredità nuragica di Nuraghe Loelle dalla cui cima si possono ammirare i monti di Alà dei sardi. 
L’economia del borgo, sin dai tempi antichi, si mantiene alta grazie alle risorse che il territorio offre ai suoi ospiti, come i ricchi boschi di leccio e di querce da sughero, ma specialmente i sottosuoli granitici buddusoini che offrono da sempre una fonte economica di grande rilievo. 
Le attività connesse all’estrazione del granito sono state, infatti, uno dei settori trainanti dell’economia del comune di Buddusò. Lo sviluppo di questo settore può farsi risalire alla seconda metà del XX secolo in seguito all’aumento della domanda da parte del mercato continentale ma fino a tutto il XIX secolo una delle attività principali è stata quella della pastorizia: particolarmente brada e transumante, col tempo, grazie all'impiego di moderne tecnologie volte ad aumentare la produttività dei pascoli, ha lasciato il posto a forme di conduzione più evolute e stanziali. Ancora oggi essa costituisce la maggior fonte di reddito della zona. Predominanti sono, infatti, l'allevamento ovino e quello bovino oggi destinato soprattutto alla produzione di carne.
Quello invece volto verso la produzione di latte, invece, ha contribuito a dare un notevole impulso alla nascita e allo sviluppo del comparto lattiero caseario. La produzione e la trasformazione del latte in formaggio hanno oggi raggiunto livelli di alta professionalità consentendo il passaggio da una lavorazione artigianale, che ancora sopravvive in alcune zone dell'interno, ad una lavorazione industriale del prodotto. 

In conclusione, le vaste distese collinari offrono rifugio alle greggi di ovini e bovini che da millenni costituiscono una forte tradizione agropastorale che si mantiene viva sino ai giorni nostri grazie a un’intima relazione tra uomo e natura, un sacro rispetto verso le prolifere terre ed una complice collaborazione tra abitanti. Cooperazione, questa, mirata alla salvaguardia delle tradizioni e della crescita dell’economia locale sostenuta e caratterizzata da genuini ed antichi valori. Pertanto, ancora una volta, la pastorizia non è solo un rilevante comparto economico: le sue produzioni certo costituiscono ancora il nucleo fondamentale del nostro prodotto interno lordo ma - come ci ricorda lo storico Francesco Casula - il mondo pastorale in Sardegna ha prodotto ben altro che latte, formaggi, carne e lana dando vita a una base di codici e valori che in buona sostanza costituiscono il nerbo della civiltà e dell’intera cultura sarda.

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